06 Febbraio 2011

Morgan, ti manderei io "Altrove"

Esattamente una settimana fa ero sull'interciy night diretto a Roma. Seduta su quel sediolino sospeso del corridoio, luci fioche e finestrini unti di fiato, immaginavo un epilogo decisamente diverso.

Parcheggio la Punto-da-battaglia nel primo buco che capita, sono in estremo ritardo, la chiudo con gran sorriso e... Merde. Biglietti del treno fatti in mattinata (10€) dimenticati a casa [Intoppo I]. Ma il biglietto del concerto di Morgan?! C'è, soffocato in borsa [Intoppo II sventato].
Noncurante della brava nuvoletta fantozziana sul mio capo, mi dirigo alla biglietteria e chiedo andata ore 18.30-ritorno ore 00.15... ma:"Parte lo sciopero dei treni dalle 21.00, siorina". Spengo la quinta sinfonia di Beethoven intorno a me solo quando la bigliettaia ricontrolla:"To' che fortuna, il treno delle 00.15 viaggia regolare!" [Intoppo II sventato ancora, tiè]; altri 10€ di viaggio, lasciando il portafoglio piangere lacrime amare, poichè sono praticamente al verde scuro, diciamo petrolio per renderlo più vivace [Intoppo II, doveva arrivare].

In treno, mentre mi scende l'abbiocco pomeridiano, organizzo il ritorno in tarda, tarda serata e da sola...

A Bari il tasso di umidità mi pesta fino a casa di Laura. Lei è gasatissima quanto me per il concerto che ci attende: Morgan, vederlo e ascoltarlo all'azione con la Sua musica tra le mani, apprezzarlo per ciò che crea. Ce lo sentiamo davvero questo concerto.
H25: questo il nome del locale. E' oltre la stazione, per me topo di campagna limite invalicabile specie di sera. Ma google maps è stato così chiaro che abbiamo dovuto pedinare da lontano altra gente che puzzava di fans.di.Morgan. Tra risate e chiacchiere proseguiamo a camminare, ma il fatto che la strada sia buia e desolata per un lungo tratto ci dà molto da pensare. Alle tecniche della sacra scuola di Hokuto in casi estremi.
Sul percorso sono disseminate delle fotografie, numerose fotografie, che portano ad un cassonetto vicino alla nostra destinazione... ritraggono i membri di una famiglia al mare, in casa, in giardino, persone dalle espressioni felici, come qualsiasi imbarazzante e affettivo album di ricordi.

BENE. Una piccola folla è già radunata davanti al cancello di un piccolo palazzo evidentemente restaurato da poco, brutto. Siamo decisamente elettrizzate, niente da fare. E mi viene in mente la battuta di Chiambretti della sera precedente: "Morgan, ti piace più l'Africa o l'Asia?". Ihih, meravigliosamente cattivo.
Alle 21.20 circa siamo sotto il piccolo palco. Ora di inizio spettacolo: 21.00. Si può attendere. Non si sopporta invece il dj che, diciamo pure così, intrattiene il pubblico; odioso fino all'inverosimile, si fa figo con una cuffia all'orecchio e due ditine sulle manopole, va avanti fino alle 23.15, RIPETO, 23.15, PER CHI NON L'AVESSE LETTO BENE, 23.15, a rimbambirci i pochi neuroni rimasti, intenti a firmare costatazioni amichevoli quando si scontrano.

Sottolineo: 23.15. DI MORGAN NESSUNA TRACCIA. Mi chiedo se abbiamo sbagliato locale o, peggio, se abbiamo sbagliato cantante; piccole proteste si muovono da un pubblico ormai stanco, svogliato. Io tento di urlare ripetuti MUOVITIIIII minacciosi quando l'atmosfera si va calmando troppo. Non ci avvertono del ritardo nè sappiamo cosa stiamo facendo ancora lì, ebeti ammassati per un concerto che a quell'ora sarebbe dovuto finire [Intoppo kafkiano III].
Quando la pazienza era già alle stelle e i turnisti fingevano di darsi da fare, eccolo, il liberatore da quella noia mortale che ci stava togliendo l'anima. Applaudono tutti, le ragazzine con le quali stavo organizzando una sommossa fanno commenti da scaricatrici di porto. Io, nella mia lucida rabbia interiore, non muovo un muscolo, non riesco ad esaltarmi, mi sembra anche di guardarlo sprezzante... "NON SI SENTE UN CAZZOOOOOOOOOOOO", grida le pirate con la chitarra che fa molto Rino Gaetano a Sanremo: ma, scusa 'n attimo, a contestare non dovrei essere io, visto che mi sono mobilitata per questo concerto dal primo pomeriggio, ho aspettato due ore compressa in un gregge e a conti fatti il concerto mi è pure costato 40€, tenendo conto del biglietto d'ingresso e dei biglietti del treno???? Ovviamente sbaglio perchè mai mi sono sentita più stupida in vita mia.
Aspetto un quarto d'ora e decido di andarmene, insistendo che Laura rimanga: mi faccio grande, so badare a me stessa, mi so orientare.
Ovviamente sbaglio anche in queste pensate [Intoppo IV].

Lascio il poeta maledetto (maledetto da me!!!) ed esco a fatica dal gregge belante. Proprio mentre le pirate intona "Altrove", un brano che volevo ardentemente ascoltare. MA TI CI MANDEREI IO "ALTROVE"! Una volta fuori la strada mi pare sconosciuta, solo il cassonetto di fotografie mi fa accendere un led remoto nel cervello.
Fermo dei passanti per delle indicazioni, il treno partirà tra 45 minuti e sono lontana, lontana e straniera.
Corro, faccio caso al ponticciolo che abbiamo attraversato e che porta in un agglomerato di case ammassate da cui si apre un vicolo, il tutto sotto un buio pesto. Passa qualche auto, niente di più. E' TROPPO buio per poter distinguere la direzione giusta [Intoppo V].

Poco distante, un lampioncino illumina un grande portone: sbuca qualcuno, voci gioviali, cortesi. Mi improvviso autostoppista e chiedo trafelata un passaggio nei pressi della stazione, spigando la situazione sfuggita ormai di mano. Due signori e una signora cordialissimi mi accompagnano all'entrata della biglietteria e riescono a calmare, al momento, la mia ira. Quel concerto si stava comunque consumando ed io avevo rischiato un bel po'.

Il vagone è strapieno di gente e mi sembra di essere più a "casa" con tutti questi viaggiatori notturni. Dany da Roma mi telefona per chiedermi del concerto e mi tiene compagnia per il viaggio. Sento un'avventura più grossa di me sulle spalle, ai rimproveri della mia amica stranamente annuisco... me la prendo con Morgan o con la mia incoscienza?
Una volta partita con la macchina, banchi di nebbia sulla statale [Intoppo VI]. Raggruppo ancora una volta il fascio dei nervi e proseguo.

Il giorno dopo sarei andata a Campitello Matese con il mio nipotino, che dormiva tranquillo nel mio letto. Con le labbra fredde gli poso un bacio sulla manina: "non fare troppe cazzate in vita tua".

Morgan, ti manderei io "altrove"!

Esattamente una settimana fa ero sull'interciy night diretto a Roma. Seduta su quel sediolino sospeso del corridoio, luci fioche e finestrini unti di fiato, immaginavo un epilogo decisamente diverso.

Parcheggio la Punto-da-battaglia nel primo buco che capita, sono in estremo ritardo, la chiudo con gran sorriso e... Merde. Biglietti del treno fatti in mattinata (10€) dimenticati a casa [Intoppo I]. Ma il biglietto del concerto di Morgan?! C'è, soffocato in borsa [Intoppo II sventato].
Noncurante della brava nuvoletta fantozziana sul mio capo, mi dirigo alla biglietteria e chiedo andata ore 18.30-ritorno ore 00.15... ma:"Parte lo sciopero dei treni dalle 21.00, siorina". Spengo la quinta sinfonia di Beethoven intorno a me solo quando la bigliettaia ricontrolla:"To' che fortuna, il treno delle 00.15 viaggia regolare!" [Intoppo II sventato ancora, tiè]; altri 10€ di viaggio, lasciando il portafoglio piangere lacrime amare, poichè sono praticamente al verde scuro, diciamo petrolio per renderlo più vivace [Intoppo II, doveva arrivare].

In treno, mentre mi scende l'abbiocco pomeridiano, organizzo il ritorno in tarda, tarda serata e da sola...

A Bari il tasso di umidità mi pesta fino a casa di Laura. Lei è gasatissima quanto me per il concerto che ci attende: Morgan, vederlo e ascoltarlo all'azione con la Sua musica tra le mani, apprezzarlo per ciò che crea. Ce lo sentiamo davvero questo concerto.
H25: questo il nome del locale. E' oltre la stazione, per me topo di campagna limite invalicabile specie di sera. Ma google maps è stato così chiaro che abbiamo dovuto pedinare da lontano altra gente che puzzava di fans.di.Morgan. Tra risate e chiacchiere proseguiamo a camminare, ma il fatto che la strada sia buia e desolata per un lungo tratto ci dà molto da pensare. Alle tecniche della sacra scuola di Hokuto in casi estremi.
Sul percorso sono disseminate delle fotografie, numerose fotografie, che portano ad un cassonetto vicino alla nostra destinazione... ritraggono i membri di una famiglia al mare, in casa, in giardino, persone dalle espressioni felici, come qualsiasi imbarazzante e affettivo album di ricordi.

BENE. Una piccola folla è già radunata davanti al cancello di un piccolo palazzo evidentemente restaurato da poco, brutto. Siamo decisamente elettrizzate, niente da fare. E mi viene in mente la battuta di Chiambretti della sera precedente: "Morgan, ti piace più l'Africa o l'Asia?". Ihih, meravigliosamente cattivo.
Alle 21.20 circa siamo sotto il piccolo palco. Ora di inizio spettacolo: 21.00. Si può attendere. Non si sopporta invece il dj che, diciamo pure così, intrattiene il pubblico; odioso fino all'inverosimile, si fa figo con una cuffia all'orecchio e due ditine sulle manopole, va avanti fino alle 23.15, RIPETO, 23.15, PER CHI NON L'AVESSE LETTO BENE, 23.15, a rimbambirci i pochi neuroni rimasti, intenti a firmare costatazioni amichevoli quando si scontrano.

Sottolineo: 23.15. DI MORGAN NESSUNA TRACCIA. Mi chiedo se abbiamo sbagliato locale o, peggio, se abbiamo sbagliato cantante; piccole proteste si muovono da un pubblico ormai stanco, svogliato. Io tento di urlare ripetuti MUOVITIIIII minacciosi quando l'atmosfera si va calmando troppo. Non ci avvertono del ritardo nè sappiamo cosa stiamo facendo ancora lì, ebeti ammassati per un concerto che a quell'ora sarebbe dovuto finire [Intoppo kafkiano III].
Quando la pazienza era già alle stelle e i turnisti fingevano di darsi da fare, eccolo, il liberatore da quella noia mortale che ci stava togliendo l'anima. Applaudono tutti, le ragazzine con le quali stavo organizzando una sommossa fanno commenti da scaricatrici di porto. Io, nella mia lucida rabbia interiore, non muovo un muscolo, non riesco ad esaltarmi, mi sembra anche di guardarlo sprezzante... "NON SI SENTE UN CAZZOOOOOOOOOOOO", grida le pirate con la chitarra che fa molto Rino Gaetano a Sanremo: ma, scusa 'n attimo, a contestare non dovrei essere io, visto che mi sono mobilitata per questo concerto dal primo pomeriggio, ho aspettato due ore compressa in un gregge e a conti fatti il concerto mi è pure costato 40€, tenendo conto del biglietto d'ingresso e dei biglietti del treno???? Ovviamente sbaglio perchè mai mi sono sentita più stupida in vita mia.
Aspetto un quarto d'ora e decido di andarmene, insistendo che Laura rimanga: mi faccio grande, so badare a me stessa, mi so orientare.
Ovviamente sbaglio anche in queste pensate [Intoppo IV].

Lascio il poeta maledetto (maledetto da me!!!) ed esco a fatica dal gregge belante. Proprio mentre le pirate intona "Altrove", un brano che volevo ardentemente ascoltare. MA TI CI MANDEREI IO "ALTROVE"! Una volta fuori la strada mi pare sconosciuta, solo il cassonetto di fotografie mi fa accendere un led remoto nel cervello.
Fermo dei passanti per delle indicazioni, il treno partirà tra 45 minuti e sono lontana, lontana e straniera.
Corro, faccio caso al ponticciolo che abbiamo attraversato e che porta in un agglomerato di case ammassate da cui si apre un vicolo, il tutto sotto un buio pesto. Passa qualche auto, niente di più. E' TROPPO buio per poter distinguere la direzione giusta [Intoppo V].

Poco distante, un lampioncino illumina un grande portone: sbuca qualcuno, voci gioviali, cortesi. Mi improvviso autostoppista e chiedo trafelata un passaggio nei pressi della stazione, spigando la situazione sfuggita ormai di mano. Due signori e una signora cordialissimi mi accompagnano all'entrata della biglietteria e riescono a calmare, al momento, la mia ira. Quel concerto si stava comunque consumando ed io avevo rischiato un bel po'.

Il vagone è strapieno di gente e mi sembra di essere più a "casa" con tutti questi viaggiatori notturni. Dany da Roma mi telefona per chiedermi del concerto e mi tiene compagnia per il viaggio. Sento un'avventura più grossa di me sulle spalle, ai rimproveri della mia amica stranamente annuisco... me la prendo con Morgan o con la mia incoscienza?
Una volta partita con la macchina, banchi di nebbia sulla statale [Intoppo VI]. Raggruppo ancora una volta il fascio dei nervi e proseguo.

Il giorno dopo sarei andata a Campitello Matese con il mio nipotino, che dormiva tranquillo nel mio letto. Con le labbra fredde gli poso un bacio sulla manina: "non fare troppe cazzate in vita tua".

 
02 Novembre 2010

Appunto notturno

[...] Ma non appena il lume rischiarò l’intimità del letto nuziale, agli occhi di lei apparve la più dolce e la più mite di tutte le fiere, Cupido in carne e ossa, il bellissimo iddio, che soavemente dormiva e dinanzi al quale la stessa luce della lampada brillò più viva e la lama del sacrilego rasoio dette un barbaglio di luce. A quella visione Psiche, impaurita, fuori di sé sbiancata in viso e tremante, sentì le ginocchia piegarsi e fece per nascondere la lama nel proprio petto, e l’avrebbe certamente fatto se l’arma stessa, quasi inorridendo di un così grave misfatto, sfuggendo a quelle mani temerarie, non fosse andata a cadere lontano. Eppure, benché spossata e priva di sentimento, a contemplare la meraviglia di quel volto divino, ella sentì rianimarsi. Vide la testa bionda e la bella chioma stillante ambrosia e il candido collo e le rosee guance, i bei riccioli sparsi sul petto e sulle spalle, al cui abbagliante splendore il lume stesso della lucerna impallidiva; sulle spalle dell’alato iddio il candore smagliante delle penne umide di rugiada e benché l’ali fossero immote, le ultime piume, le più leggere e morbide, vibravano irrequiete come percorse da un palpito. Tutto il resto del corpo era così liscio e lucente, così bello che Venere non poteva davvero pentirsi d’averlo generato. Ai piedi del letto c'erano l’arco, la faretra e le frecce, le armi benigne di così grande dio.

(Apuleio, Le metamorfosi, XXII)

(René Magritte, La robe de soirée,1954)
 
30 Settembre 2010

In fondo... sei solo al cesso!

Passo felpato verso il bagno, tre giri di chiave per sicurezza.
Togliendomi di dosso il pigiamino pacioso di , faccio sfoggio della biancheria intima che ho comprato stamattina proprio per l'occasione: non so come definirla se non "lilla".
Un po' di ginnastica facciale prima del méik ap, per poi ripassare anche qualche posa strategica, valorizzare la profondità dello sguardo e delle tette per intenderci. Mi impasto di correttore e fondotinta, mi spennello cipria e ombretto, matita mascara glossss e poi... mio momento preferito: appiccico-spiccio le labbra, tenendole chiuse, esageratamente sporgenti, in una forma che ricorda il dolcissimo culo di gallina. Ma quanto sono bona, oh?!

-"UN ATTIMOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!"
e sbattono anche!!! Tzè...

Allora, veloce.
(I capelli li ho già stirati, dovrei curare un po' la ricrescita ma fa nulla). (Cavolo, lo smaltoooo, che svista!).

Afferro il cellulare, anche lui protagonista dei miei primi piani.
Non vedo l'ora di leggere i commenti degli internauti!!!! Sìsìsì!! Gli ultimi sono stati: "Bella-Ti sposo-Devi fare la modella".
E non posso deluderli.

E' come se lo specchio mi facesse da regista: inquadratura aerea, scenografia piastrellata con lavabo e scarico in vista.
Mi sento proprio in un altra dimensione...

So già che apprezzeranno tutti gli scatti, anche quelli sfocati, anche quelli simili, non me la sento di selezionare, sarebbe ingiusto.
Ecco la migliore, a voi, miei fanS:

 

Titoli di coda

Titolazione e tag
  Io

Ragazza che smantella
anni di glorioso femminismo

Handy

a 0radiofreccia10 production
 
Si ringrazia (in ordine alfabetico):
L'unicità del mio ragazzo
  Quell'esaurita di mia zia

 

 
21 Luglio 2010

Dopo giornate non molto LINEAri

Tags: linea
 
05 Giugno 2010

Violare il post

... per ritrovarmi le mani sporche di troppe parole.

 
21 Maggio 2010

1890

Quella domenica mattina, nell'unica zona d'ombra della città investita dal sole d'estate, la sacerdotessa gallica vagava solitaria bruciando dietro di sé i pensieri che apriva al cuore.

Tornò a sedersi di fronte alla sua casa, barocca e solida nello stile, alla cui sommità aveva posto la lira del malinconico Orfeo: avrebbe voluto cantare i suoi dubbi, riconoscere i suoi limiti davanti al tempo, solamente urlare che... aveva paura di essere dimenticata, di essere invisibile agli occhi.

Distillato di minuti


                                              ...                                             

Algida e distaccata, la principessa di Pechino le indicò laconicamente di prendere orchestra, direttore e cori e rietrare nel suo tempio, senza troppi lamenti o proteste. (Più o meno in tarda mattinata).

E di quei violini suonati dal vento, non ultimo fu il bacio ancora oggi vivo sulle mie labbra.


                                                

Tags: flashback
 
13 Aprile 2010

ma non c'è nulla da fare se non riesco a fare a meno di sentire il sole


Un po' sbiadite
le polaroid smosse
tra due dita,
le giornate d'aprile

 
10 Aprile 2010

POSTmodernismo...

 
11 Marzo 2010

Il fiato del fieno bagnato è più acre - ma ride il sole bianco sui prati di marzo

Il mese dell'incertezza, non solo meteorologica.

La prima settimana è stata abbastanza ambigua e "rotolante", ma alla fine è riuscita a terminare. Fortunatamente...
Ansie da esame svanite 20 minuti prima con una delle tante persone che ti passano sempre accanto, che tu credi sempre sicure del loro mondo, di ciò che riescono ad ottenere, finchè per un attimo si fermano e iniziano a raccontare... e il loro racconto viene elaborato per immagini fluenti, con pathos di condivisione e inevitabili confronti. Ho percepito quella dose massiccia e rara di autenticità che arriva così, inaspettatamente. La stessa che perdo giorno per giorno dalle PersoneAmiche, evaporate, ora piccoli puntini arancioni su Messenger votate all'anonimia. E per la legge del relativismo, sarò io stessa anonima e inautentica come loro vogliono.


Da lì poi, sono ripresi i viaggi mattutini verso Bari, armata di sonno, occhi appiccicati, peso di libri e musica assordante: di solito mi lascio condurre dall'inerzia fino alla fermata del pullman, a quell'incrocio di assi metalliche che ricorda vagamente una capannina... l'incedere si fa più pesante ora e anche lento, come se qualcuno mi mettesse un mattone di granito rosa ad ogni passo e per mantenere l'equilibrio dovessi trattenere il fiato. Di fronte "L'albero delle stagioni" è sfiorito da mesi, ma ha sempre un'allegra compagnia che si posa sui suoi rami intricati: è un piccolo spettacolo naturale quando l'alba lo veste di luce e fa filtrare pezzi di cielo azzurro, "nuovo". Ne prendo uno per me, caricando le settimane a venire...
Opss, ecco il pullman che arriva, prepariamo il biglietto e decapitiamolo all'obliteratore.
Mi chiedo se Obliterare derivi da Oblio...
Mi rispondo con una pronta citazione che "è la vita... ma è certo, non si muore tutte le mattine".



from: Google Maps



Tags: marzo road
 
17 Febbraio 2010

La sera

Immagini e suoni si intrecciano: li vedo sgretolarsi nel vortice creato dal cucchiaino. Un sorso di latte caldo davanti all'invetriata...


La sera fumosa d’estate
Dall’alta invetriata mesce chiarori nell’ombra
E mi lascia nel cuore un suggello ardente.
Ma chi ha (sul terrazzo sul fiume si accende una lampada) chi ha
A la Madonnina del Ponte chi è chi è che ha acceso la lampada? c’è
Nella stanza un odor di putredine: c’è
Nella stanza una piaga rossa languente.
Le stelle sono bottoni di madreperla e la sera si veste di velluto:
E tremola la sera fatua: è fatua la sera e tremola ma c’è,
Nel cuore della sera c’è,
Sempre una piaga rossa languente.



Dino Campana, Canti Orfici



Torno a sedere.


 
04 Febbraio 2010

Voi credete di conoscervi se non vi costruite in qualche modo?

Il Microchip Emozionale inserito questa settimana sembra rispondere positivamente a (quasi) tutti i test di collaudo.

Certo, è auspicabile arrivare ad una versione beta in tempi ancora più ristretti, ma l’insorgere di bug quotidiani ed imprevisti rallenta l’aggiornamento: comunque l’indirizzo musicale e letterario dell’ultimo periodo alimenta l'ormai consapevole alienazione apparente.
Con ogni probabilità il prossimo mese si dovrà fronteggiare una crisi del sistema centrale e francamente ORA non voglio pensarci.
Anche se in realtà ci penso. Anche se poi è inutile.
Immune ad influenze esterne, malgrado o fortunatamente.
Dipendente da emozioni inclassificabili che bruciano il sistema (centrale e periferico).

L’impresa è ardua …
Il pacchetto Caparbietà 0.100 è stato scaricato con successo.

 
avanti >

Studenti.it Iscriviti alla community di Studenti.it Segnala un abuso Crea il tuo blog Foto Vip
© BanzaiMedia | Community | Tutti i video | Testi canzoni | Cinema e Film | Aiuto e supporto